ABOUT

CHI SONO, COME LAVORO, COSA MI PIACE

Adoro i gatti, la pasta fatta in casa, l’estate.

E il mio lavoro.

E pensare che ho scelto di frequentare l’Accademia di Belle Arti quasi per caso. All’epoca avevo poche idee sul mio futuro e anche parecchio confuse. Poi ho incontrato un libro su Bruno Munari e i suoi “libri illeggibili” e in quel preciso istante è stato tutto chiaro.

Io volevo lavorare con forme, colori, pagine, alfabeti, ogni giorno in un gioco combinatorio diverso. Io volevo fare la visual designer.

Ma forse anche la pianista… O la cuoca. Non si sa mai nella vita. Per sicurezza, ho comprato sia un pianoforte che una batteria di pentole super accessoriata.

  • Ciao, come ti chiami?
  • Alessia.
  • Cosa stai facendo?
  • Sto mettendo il giornale nella mia buca delle lettere.
  • E perché lo metti nella tua buca se è già tuo?
  • Perché così mia mamma lo trova quando arriva da lavorare.
  • E cosa succede se non lo trova?
  • Non va bene, perché io le ho fatto l’abbonamento al mio giornale tutte le settimane e l’abbonamento funziona che tu ricevi il giornale tutte le settimane.
  • Quindi lo fai tu il giornale? E come lo fai?
  • In camera ho un mobiletto che chiamo l’alveare…
  • Alveare??
  • Sì… è un mobile a quadretti e lì dentro c’ho i pennarelli, la colla, la carta, l’ago, il filo, le forbici e tanti pastelli colorati. E con quelli ci faccio il giornale.
  • E se faccio l’abbonamento, lo porti anche a me il giornale?

La mia valigia.

Dicono sempre di scrivere poco perché tanto le persone non leggono. Sarà probabilmente per giustificare la mia grafomania, ma ho pensato che se volessi affidare a qualcuno l'immagine del mio brand, del mio evento, della mia azienda, beh, forse mi piacerebbe sapere qualcosa in più su chi ho davanti.
No, tranquilli, nessun carosello dei soliti "mission", "marketing oriented", "below the line", "sentiment"... Se volete capire come lavoro, il link giusto è il secondo del menù. Qui mi interessa invece raccontarvi un'altra storia.

Sono sempre stata una bambina curiosa. Trafficavo con pennarelli, colla, carta, ago e filo. Conservo tutt'ora un'invidiabile collezione di libretti e giornaletti, bigliettini d'auguri, abiti per le barbie che ho realizzato in circa 20 anni di problematica adolescenza.

Alle scuole medie ho sviluppato una predilezione per la matematica, così mi è sembrato logico proseguire gli studi frequentando il liceo scientifico. Fresca di diploma, ho passato in rassegna decine di indirizzi universitari, senza tuttavia rimanere catturata da nessuno in particolare. Poi un giorno una mia amica mi dice che c'è un nuovo indirizzo di comunicazione visiva all'Accademia di Belle Arti. Dò uno sguardo ai corsi. Ok, potrebbe piacermi. Ci sto!

Il corso di tecniche grafiche mi entusiasma fin da subito e mi ispira a voler divorare tutto ciò che trovo sull'argomento nella biblioteca comunale. Una "serial reader", credo di aver letto tutti i libri disponibili, persino delle edizioni di "bella tipografia" degli anni '40... Leggevo e riassumevo per iscritto le cose più interessanti. Ho riempito quaderni. Finché mi capita sottomano un libro di Bruno Munari. Occhi a cuore! Ok, ho capito cosa voglio fare da grande. Quanto vorrei che Munari fosse ancora vivo, sarei la sua stalker numero uno; vorrei giocare con i pre-libri tutto il giorno, coricata sul "libro letto". Ogni tanto mi capita di rivolgermi a lui per chiedergli come affronterebbe un certo progetto. Ma questo è un altro paio di maniche, che per fortuna c'è la legge Basaglia...

- pinterest, + realtà

Mi piace instaurare un rapporto personale con ogni committente, mi piace conoscere la persona che ho di fronte, parlarci insieme, capire qual è la sua storia. È emozionante scoprire cosa c’è dietro a un’impresa, a un prodotto o a un servizio: percorsi fatti di successi, passione, capacità, scelte di vita, coincidenze, incontri, ma anche sfide, difficoltà.

Ecco, io cerco di leggere tra le righe tutto questo e restituirne l’essenza in un progetto di comunicazione visiva. Se c’è coerenza tra l’essenza di un’impresa e la sua immagine pubblica, allora il suo successo sarà potenzialmente maggiore e duraturo. Ogni progetto è unico ed è frutto della stretta collaborazione tra committente e designer.

Oggi la rete pullula di template preconfezionati, più o meno gratuiti, spesso anche gradevoli e ben fatti, ma tutti piuttosto simili e carenti in personalità, raramente in grado di esprimere lo spirito e le specificità di un’azienda, un prodotto o un servizio particolari. Avere a disposizione miliardi di input sul web è sicuramente un bene, ma è anche un grande rischio di appiattimento.

Leggere, disegnare, viaggiare, visitare, cucinare, partecipare a corsi curiosi, scrivere, passeggiare, coltivare erbe aromatiche in giardino, prendere un tè con le amiche…
Vivere un po’ più nella vita reale e un po’ meno on line è un buon modo per trovare ispirazioni originali. Coltivare una sana curiosità per il mondo che ci circonda, alzare lo sguardo dal telefono per notare il manifesto dell’ultima fiera di paese, la vecchia insegna di una lavanderia, la borsa di una passante, l’acconciatura originale di una studentessa, annusare l’aria di fronte a una panetteria, toccare un cespuglio di lavanda ai giardini pubblici, ascoltare la musica di un artista di strada…
È proprio lì, nelle pieghe della realtà, del presente, che possiamo trovare nutrimento per la nostra creatività e, in fondo, per noi stessi.

"Piccoli momenti di trascurabile felicità"

Quando hai la fortuna di fare un lavoro che ami, quello non può essere altro che un’altra espressione di ciò che sei. Il mio lavoro sono io, con la mia valigia, la mia storia, nel bene e nel male.

La vita non mi ha lesinato dolorosi schiaffi dai quali a lungo ho temuto non sarei mai riuscita a riprendermi; questo mi spinge a coltivare la bellezza in ogni cosa, ad aggrapparmi ad essa in ogni momento della giornata, cercando di cogliere e assaporare quelli che lo scrittore Bini chiamerebbe “piccoli momenti di trascurabile felicità”.

Ecco alcuni dei miei, in ordine rigorosamente sparso: i vecchi dizionari illustrati, i pancakes la domenica mattina, visitare castelli e stazionare con fanciullesca curiosità di fronte all’immancabile “area chiusa al pubblico”, l’odore dei libri, le peonie, le case (e le cose) vecchie perché hanno una storia o ce la possiamo immaginare, viaggiare, Bach, le barchette di carta (ma anche quelle vere tutte colorare dei piccoli pescatori), cucinare con il mio compagno, un bicchiere d’acqua sulla scrivania con due margherite dentro, accarezzare il gatto (e, lo ammetto, fargli anche qualche dispetto...), le fragole, la marmellata di mirtilli, la cioccolataaaaaa, l’odore della terra dopo la pioggia in primavera...

Adoro i gatti, la pasta fatta in casa, l’estate.

E il mio lavoro.

E pensare che ho scelto di frequentare l’Accademia di Belle Arti quasi per caso. All’epoca avevo poche idee sul mio futuro e anche parecchio confuse. Poi ho incontrato un libro su Bruno Munari e i suoi “libri illeggibili” e in quel preciso istante è stato tutto chiaro.

Io volevo lavorare con forme, colori, pagine, alfabeti, ogni giorno in un gioco combinatorio diverso. Io volevo fare la visual designer.

Ma forse anche la pianista… O la cuoca. Non si sa mai nella vita. Per sicurezza, ho comprato sia un pianoforte che una batteria di pentole super accessoriata.

La mia valigia.

Dicono sempre di scrivere poco perché tanto le persone non leggono. Sarà probabilmente per giustificare la mia grafomania, ma ho pensato che se volessi affidare a qualcuno l'immagine del mio brand, del mio evento, della mia azienda, beh, forse mi piacerebbe sapere qualcosa in più su chi ho davanti.
No, tranquilli, nessun carosello dei soliti "mission", "marketing oriented", "below the line", "sentiment"... Se volete capire come lavoro, il link giusto è il secondo del menù. Qui mi interessa invece raccontarvi un'altra storia.

Sono sempre stata una bambina curiosa. Trafficavo con pennarelli, colla, carta, ago e filo. Conservo tutt'ora un'invidiabile collezione di libretti e giornaletti, bigliettini d'auguri, abiti per le barbie che ho realizzato in circa 20 anni di problematica adolescenza.

Alle scuole medie ho sviluppato una predilezione per la matematica, così mi è sembrato logico proseguire gli studi frequentando il liceo scientifico. Fresca di diploma, ho passato in rassegna decine di indirizzi universitari, senza tuttavia rimanere catturata da nessuno in particolare. Poi un giorno una mia amica mi dice che c'è un nuovo indirizzo di comunicazione visiva all'Accademia di Belle Arti. Dò uno sguardo ai corsi. Ok, potrebbe piacermi. Ci sto!

Il corso di tecniche grafiche mi entusiasma fin da subito e mi ispira a voler divorare tutto ciò che trovo sull'argomento nella biblioteca comunale. Una "serial reader", credo di aver letto tutti i libri disponibili, persino delle edizioni di "bella tipografia" degli anni '40... Leggevo e riassumevo per iscritto le cose più interessanti. Ho riempito quaderni. Finché mi capita sottomano un libro di Bruno Munari. Occhi a cuore! Ok, ho capito cosa voglio fare da grande. Quanto vorrei che Munari fosse ancora vivo, sarei la sua stalker numero uno; vorrei giocare con i pre-libri tutto il giorno, coricata sul "libro letto". Ogni tanto mi capita di rivolgermi a lui per chiedergli come affronterebbe un certo progetto. Ma questa è un altro paio di maniche, che per fortuna c'è la legge Basaglia...

- pinterest, + realtà

Mi piace instaurare un rapporto personale con ogni committente, mi piace conoscere la persona che ho di fronte, parlarci insieme, capire qual è la sua storia. È emozionante scoprire cosa c’è dietro a un’impresa, a un prodotto o a un servizio: percorsi fatti di successi, passione, capacità, scelte di vita, coincidenze, incontri, ma anche sfide, difficoltà.

Ecco, io cerco di leggere tra le righe tutto questo e restituirne l’essenza in un progetto di comunicazione visiva. Se c’è coerenza tra l’essenza di un’impresa e la sua immagine pubblica, allora il suo successo sarà potenzialmente maggiore e duraturo. Ogni progetto è unico ed è frutto della stretta collaborazione tra committente e designer.

Oggi la rete pullula di template preconfezionati, più o meno gratuiti, spesso anche gradevoli e ben fatti, ma tutti piuttosto simili e carenti in personalità, raramente in grado di esprimere lo spirito e le specificità di un’azienda, un prodotto o un servizio particolari. Avere a disposizione miliardi di input sul web è sicuramente un bene, ma è anche un grande rischio di appiattimento.

Leggere, disegnare, viaggiare, visitare, cucinare, partecipare a corsi curiosi, scrivere, passeggiare, coltivare erbe aromatiche in giardino, prendere un tè con le amiche…
Vivere un po’ più nella vita reale e un po’ meno on line è un buon modo per trovare ispirazioni originali. Coltivare una sana curiosità per il mondo che ci circonda, alzare lo sguardo dal telefono per notare il manifesto dell’ultima fiera di paese, la vecchia insegna di una lavanderia, la borsa di una passante, l’acconciatura originale di una studentessa, annusare l’aria di fronte a una panetteria, toccare un cespuglio di lavanda ai giardini pubblici, ascoltare la musica di un artista di strada…
È proprio lì, nelle pieghe della realtà, del presente, che possiamo trovare nutrimento per la nostra creatività e, in fondo, per noi stessi.

"Piccoli momenti di trascurabile felicità"

Quando hai la fortuna di fare un lavoro che ami, quello non può essere altro che un’altra espressione di ciò che sei. Il mio lavoro sono io, con la mia valigia, la mia storia, nel bene e nel male.

La vita non mi ha lesinato dolorosi schiaffi dai quali a lungo ho temuto non sarei mai riuscita a riprendermi; questo mi spinge a coltivare la bellezza in ogni cosa, ad aggrapparmi ad essa in ogni momento della giornata, cercando di cogliere e assaporare quelli che lo scrittore Bini chiamerebbe “piccoli momenti di trascurabile felicità”.

Ecco alcuni dei miei, in ordine rigorosamente sparso: i vecchi dizionari illustrati, i pancakes la domenica mattina, visitare castelli e stazionare con fanciullesca curiosità di fronte all’immancabile “area chiusa al pubblico”, l’odore dei libri, le peonie, le case (e le cose) vecchie perché hanno una storia o ce la possiamo immaginare, viaggiare, Bach, le barchette di carta (ma anche quelle vere tutte colorare dei piccoli pescatori), cucinare con il mio compagno, un bicchiere d’acqua sulla scrivania con due margherite dentro, accarezzare il gatto (e, lo ammetto, fargli anche qualche dispetto...), le fragole, la marmellata di mirtilli, la cioccolataaaaaa, l’odore della terra dopo la pioggia in primavera...